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In un articolo firmato da Vettor Maria Corsetti, pubblicato su Libero il 18 gennaio, il Segeretario Nazionale Alberto Claut ribadisce la strategia politica del Movimento Monarchico Italiano.
Ecco il testo integrale (...)
“Liste di monarchici alle prossime elezioni? Noi continuiamo a pensarla diversamente”. La precisazione è di Alberto Claut, segretario nazionale del Movimento monarchico italiano e portavoce del Coordinamento monarchico italiano. Secondo Claut, l’annuncio del Riformista del 13 gennaio che sodalizi d’ispirazione monarchica si starebbero preparando in quattro regioni per una discesa in campo alle politiche e amministrative rischia di aggiungere confusione alla confusione: “Si tratta di un’operazione prematura e poco chiara per tempi e modi di esecuzione. Tanto più che le richieste d’adesione stanno procedendo anche a margine di cerimonie e manifestazioni che nulla dovrebbero avere di politico e dichiaratamente super partes, come quella prevista al Pantheon il 22 gennaio prossimo. Anche alla presenza dei principi di Casa Savoia, che più volte hanno espresso pubblicamente la loro volontà di non impegnarsi politicamente in modo diretto. Interventi che rischiano di offuscare quell’immagine positiva che si sta consolidando attorno alle iniziative dei principi Emanuele Filberto e Clotilde”. “Non è la prima volta che interveniamo sull’argomento”, precisa il segretario Mmi. “Purtroppo nel nostro mondo c’è chi si ostina a pensare che l’unico modo per raggiungere un certo grado di visibilità sia quello di presentarsi alle elezioni con liste apertamente monarchiche. In democrazia tutto è possibile, lungi da me l’intenzione di negare che questa aspirazione sia legittima.” Per Claut la soluzione migliore però resta ancora quella dell’inserimento e del sostegno di candidati all’interno dei partiti già esistenti, sostenuta dal Mmi sin dagli anni Ottanta e riconfermata al suo ultimo congresso nazionale. “Candidati che possono correre con il centro-destra o con il centro-sinistra, purché di provata competenza e capaci di esprimere al meglio i nostri valori di riferimento”, precisa, “anche se è noto che le simpatie della stragrande maggioranza dei monarchici vanno alla Casa delle Libertà. Noi lo abbiamo fatto, con più o meno fortuna. Ma in nessun caso ci siamo sentiti sminuiti o poco visibili. Anzi, sempre di più abbiamo segnali di apertura da parte di chi, trasversalmente, apprezza la nostra coerenza e credibilità”. “Il problema per i monarchici non sta tanto nel partecipare o no in modo diretto a un appuntamento elettorale, ma nella capacità di formulare programmi unitari e concreti”, continua. “La richiesta di abrogazione dell’articolo 139 della Costituzione è una battaglia tesa alla conquista di un sacrosanto diritto civile, non un tema appartenente in modo esclusivo al nostro ambiente e quindi necessita di un ben più ampio convincimento. E sul ritorno delle salme dei Reali, che ci trova tutti d’accordo, è piuttosto difficile costruire nuovi consensi. Intendo dire che oggi, per giustificare l’esistenza di un nuovo soggetto politico, ci vuole ben altro. Occorre andare tra la gente, saperla ascoltare e fornire risposte adeguate alle loro esigenze. Il cittadino che stenta a far quadrare i conti e ad arrivare a fine mese, combatte qotidianamente per il mantenimento del posto di lavoro e non riesce più a distinguere le differenze tra le coalizioni si aspetta da noi proposte concrete sui temi di più scottante attualità, e non un confronto gridato che a medio e lungo termine sfocia nel nulla o primati morali che non trovano conferma nelle inchieste della Magistratura. Il mondo politico davvero è alla frutta, ma questo non vuol dire che ci sia spazio per un partito monarchico e soprattutto che questo sappia proporsi in termini veramente alternativi. Il nostro punto di vista già cerchiamo di fornirlo attraverso convegni, pubblicazioni e le dichiarazioni dei nostri rappresentanti nel Parlamento nazionale e negli Enti locali. Recentissima, ad esempio, la presa di posizione di Mmi e Cmi sulle riforme costituzionali, che vede i due soggetti nettamente contrari a un federalismo a singhiozzo e a contentini alla Lega Nord che avranno conseguenze particolarmente negative sia sullo Stato nazionale, sia su Regioni, Province e Comuni. Senza dimenticare le tante iniziative per la valorizzazione della nostra identità, perché gli italiani devono ricominciare a conoscerci per quello che siamo e per quello che la monarchia ha saputo rappresentare nella storia italiana: in questa fase la nostra presenza, più che politica in senso stretto, deve essere politico-culturale”. Claut ritiene che l’unità tra monarchici sia “auspicabile e necessaria, ma da costruire nel tempo su un solido programma, contenente proposte innovative e tali da distinguerci dagli altri. Deve transitare prima attraverso l’individuazione di una unità d’intenti che certamente ci sono e possono meglio identificarci; per l’unità formale si vedrà poi. Solo dopo quindi si potrà pensare a un’eventuale partecipazione diretta con un partito rappresentativo dell’intero mondo monarchico e in grado di raccogliere consensi più ampi, anche fuori del nostro ambiente tradizionale. Fermo restando che questa rimane un opzione, e sempre insieme si potrebbero imboccare altre strade. Ma questo processo è ben lungi dall’essere avviato, riscontrata l’assenza di dialogo da parte di chi, oggi, pretende di procedere da solo e al tempo stesso di parlare a nome di tutti. Proponendosi come partito per il principe e subito dopo dichiarare che di lui si può fare anche a meno, lasciando capire che in caso contrario si potrebbe rivolgere altrove”.
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