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Voto a scadenza, con riserva di critica

Di Vettor Maria Corsetti - Consiglio Nazionale MMI

Siamo veramente in campagna elettorale?

Difficile dirlo. .............

Voto a scadenza
con riserva di critica

 .......

Pur convinti della necessità di andare a votare, ma privi d’illusioni sul futuro, gli italiani seguono con scetticismo i funambolismi di una classe politica estranea al Paese reale.
  Tra le poche dichiarazioni lucide nel mare di banalità propinatoci quotidianamente, quelle dell’ex ministro Giulio Tremonti. Che senza tanti giri di parole ha disegnato un domani a tinte fosche, caratterizzato da una crisi economica mondiale le cui ripercussioni si faranno sentire pesantemente anche da noi, impedendo a qualunque maggioranza di mettere in pratica il proprio programma, qualora ne avesse la volontà.
  Questo mentre i “duellanti” perseverano nella conciliazione d’interessi pubblici e privati, nelle stoccate a effetto ma incapaci di fare veramente punto, nella corsa a chi imita l’altro di più.
  È il caso di parlare di svolta decisiva? Forse, ma solo in chiave negativa.
  Dopo la morte per tangenti e giustizialismo della prima Repubblica e un decennio di scontri frontali, siamo passati all’estremo opposto, con soggetti politici nuovi ma caratterizzati da logiche interne ancor più vecchie delle coalizioni precedenti. E con la prospettiva che passata la scadenza elettorale, queste formazioni restino così come sono, dei contenitori poveri d’idee a beneficio esclusivo di chi si è garantito e continuerà a garantirsi un seggio in parlamento.
  In questo contesto, l’amnesia è prassi ordinaria, tanto nel centro-sinistra quanto nel centro-destra.
  Walter Veltroni parla come se nell’ultimo biennio a combinare disastri non siano stati i suoi compagni di coalizione. Per lui Romano Prodi è un incidente di percorso, un fallimento estraneo al Pd. E con la stessa faccia tosta con cui negava i suoi trascorsi nel Partito comunista, oggi si rifà il trucco mandando a casa o esiliando le figure di primo piano della passata Unione. Con il risultato di prendere i classici due piccioni con una fava: una sua verginità politica alla quale possono credere in buona o in cattiva fede solo i gonzi, e la possibilità di farsi il vuoto intorno senza tante proteste.
  Altrettanto smemorato il centro-destra, che critica il “porcellum” un giorno sì e l’altro pure dopo averlo introdotto a forza (giocandosi in questo modo la vittoria), e si prepara al licenziamento con Veltroni di una legge elettorale ancora peggiore. D’altro canto, senza liste bloccate, come avrebbe fatto la sua nomenklatura a garantirsi la continuità? Certo, nel PdL i politici di razza non mancano, ma anche nel suo caso parlare di “nuovo che avanza” è manifestazione di rara imbecillità.
  Effetti di un partito unico nato anomalo, per necessità anziché per convinzione: in teoria rispondente alle migliori aspirazioni del suo elettorato, e sempre in teoria aperto a tutti. Ma con la precisa condizione che a fare il bello e il cattivo tempo siano i soliti noti, vale a dire quella trentina di deputati veri che Silvio Berlusconi  non considera dei peones.
  Eppure, volenti o nolenti, questa allegra brigata saremo costretti a votarla. L’alternativa? L’annullamento della scheda, un’opzione valida solo se i destinatari della protesta sono democraticamente maturi. Proprio quello di cui il Paese non dispone.
  In primo luogo va scongiurata la minaccia di una nuova maggioranza risicata al Senato, allo scopo di evitare un minestrone che ci farebbe sentire ancor più cornuti e mazziati. In secondo luogo, occorre che sin dal giorno dopo tanto gli uni quanto gli altri sentano costantemente il fiato degli italiani sul collo.
  Non firmare più cambiali in bianco ai politici di mestiere, per vedere se questi saranno in grado di riconquistare la nostra fiducia? Esigere da loro riforme vere, senza perdersi in giustificazioni ideologiche del non fare malgrado le difficoltà che si profilano all’orizzonte? I precedenti ci sono. Rialzarsi veramente si può. Basta crederci.
  Senza dubbio la prospettiva  è da “sangue, sudore e lacrime”. Ma in questo scadente teatrino di pupi e pupari, è l’unica capace di farci sentire ancora dei cittadini.
  Vettor Maria Corsetti

Scritto da Site Administrator, 27-03-2008 11:47
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Ultimo aggiornamento: 27-03-2008 11:47
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